Dubbi esistenziali
28/08/2008, ore 17:23
Oggi, ora che finalmente una delle mie colleghe è tornata dalle ferie, si parlava della tendenza tipica della "maturità" (???) a ridurre i motivi di tensione, a ritirarsi dalla competizione e a cercare di vivere in armonia con se stessi e con gli altri. Un po' mi veniva da sorridere, un po' mi sentivo sconsolata... perché in realtà non ho esattamente questa sensazione. Quando mi guardo intorno, non mi pare proprio che questa sia la tendenza dominante. Anzi, mi sembra proprio il contrario.
Ê vero che col passare degli anni si diventa meno battaglieri, sgomitanti, arrivisti, carrieristi, egoisti e pronti a passare sull'altrui cadavere per ottenere i propri risultati? Certamente si hanno meno energie da spendere, questo sì, rispetto alle nuove generazioni che arrivano sulla ribalta, belle toste, e questo avviene più che altro per banali questioni anagrafiche. Ma non credo che nell'animo di tutti quelli che pur si rassegnano a farsi un po' da parte ci sia sollievo o consapevolezza di essere su una strada più giusta e più tranquilla. Anzi, in molti dei miei coetanei rassegnati per forza, ed anche in gente più anziana, sento molta rabbia repressa: sono stati costretti ad entrare nella chorus line, ma se potessero, vorrebbero ancora essere loro sotto i riflettori.
Sto cercando di imparare a barcamenarmi come posso in questo mare infido. Le sensazioni si alternano, quindi è sempre un navigare a vista. Ci sono giorni in cui mi sembra di star bene con gli altri, mi pare di essere circondata da persone positive, che hanno tanto di buono in loro. Si parla molto e si scoprono sentimenti comuni, e allora mi viene da pensare che non siamo diversi, in fondo, e che abbiamo sentimenti e desideri simili, molto simili. Mi sento sollevata, quest'idea quasi mi commuove. Ma poi improvvisamente il cielo si fa minaccioso, e sento l'ostilità, l'ipocrisia, l'opportunismo che si nasconde dietro a tanti sorrisi. Certe volte è come se ad alcune persone cadesse improvvisamente ed inavvertitamente la maschera, rivelando certi canini ben acuminati. E quello che mi stupisce di più, è che spesso tutto questo avviene per niente, per futilità inspiegabili, in ambiti nei quali mi sembra che la competizione non abbia davvero senso. Non ci sono medaglie in palio, né particolari riconoscimenti. Ma non importa, sembra che comunque non si voglia perdere l'occasione per una piccola, miserabile affermazione personale.
Quello che mi preoccupa di più, quando penso a queste cose, è il clima nel quale crescono le nuove generazioni. Questi sentimenti di autoaffermazione ad ogni costo (anche della sopraffazione degli altri) si trasmetteranno ai più giovani? Ho paura di sì. Spero che i giovani siano capaci di produrre potenti anticorpi per combattere quest'eredità perniciosa.
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categoria : sensazioni, paure, umanitÃ
Due film a confronto
26/08/2008, ore 12:16
Avevo scritto un lungo post su due film che mi è capitato di vedere a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro, ma per un incidente tecnico, tutto il testo è andato perduto. Riassumo qua brevemente le mie osservazioni, e mi piacerebbe conoscere l'opinione di altre persone che li hanno visti.
Si tratta di
Il banchetto di nozze di Ang Lee e di
Happy Together di Wong Kar Wai: due film che raccontano, in chiave diversissima, storie di coppie gay.
Il primo, del 1993, è una commedia degli equivoci di stampo classico, con al centro due giovani omosessuali benestanti, uno newyorkese e l'altro taiwanese, che organizzano il matrimonio "di facciata" di quest'ultimo con una cinese senza permesso di soggiorno, sperando così di accontentare i genitori tradizionalisti del ragazzo. Ma questi invece piombano da Taiwan a New York e si installano in casa della coppia, ora trasformata in triangolo. È un film leggero, di gusto agrodolce, che mostra una frattura apparentemente insanabile fra generazioni e culture, ma che alla fine sembra lasciare uno spiraglio aperto, con l'anziano signor Gao (il personaggio che ho amato di più) che si rivela meno tetragono di quanto non voglia sembrare. Il film di Ang Lee vinse l'Orso d'oro a Berlino nel 1993, ma non è certo il film più noto del regista taiwanese.
Il secondo,
Happy Together, premiato per la miglior regia a Cannes nel 1997, è invece un film spiazzante, aspro, sensuale e desolato. Lo stile di Wong Kar Wai è molto personale, alterna bianco e nero e colore, scene a scatti, velocissime, e sequenze lente e languide. La storia non è particolarmente originale: una coppia di omosessuali di Hong Kong si reca in Argentina per un viaggio turistico, ma laggiù le difficoltà inducono i due a lasciarsi. Tornati insieme per breve tempo, si lasciano ancora definitivamente.
L'ambientazione a Buenos Aires contribuisce a creare il senso di straniamento dei personaggi, così fuori contesto. Argentina e Hong Kong sono agli antipodi, come sottolinea la scena in cui si vede Hong Kong capovolta.Il più serio dei due (interpretato dal bravissimo e intenso Tony Leung, uno dei miei attori preferiti), ha trovato lavori precari come buttafuori in un tango-bar, sguattero in un ristorante e uomo di fatica al mattatoio, ma si sente sempre più solo e sradicato. Decide così di tornare a casa, passando prima per Taipei, città di origine del suo nuovo amore inconfessato, un ragazzo che lavorava con lui e che è partito per la Patagonia. È insomma una storia d'amore e di incomprensioni, nella quale il fatto che si tratti di due omosessuali, in fondo, non è particolarmente rilevante. Una storia di passioni e di solitudine, di esseri umani alle prese con la durezza della vita.
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categoria : amore, film, gay
Prima di tornare alla vita di sempre
24/08/2008, ore 21:07
Alla fine, sono riuscita a rilassarmi. Mi sono liberata di alcuni pensieri fastidiosi e generatori d'ansia, ho preso le distanze da faccende rimaste in sospeso. Ho deciso, alla fine, che dovevo approfittare di quelle giornate per ritrovare un po' di armonia con me stessa.
Dopo molti anni, ho chiuso un impegno a lato del lavoro, che ormai portavo avanti senza più soddisfazione. Era un'attività nella quale mi ero impegnata molto in passato, un po' per il piacere dei contatti internazionali che mi assicurava, ma molto - lo riconosco - per vanità. Con gli anni, però, questo genere di vanità è venuto meno. Più passa il tempo più tendo ad andare all'essenziale, nella vita. Ho imparato che assecondare l'orgoglio spesso ci porta più fatiche ed ansie che soddisfazioni, e alla fine, quando ci chiediamo cosa ricaviamo davvero da tanto impegno, resta ben poco. Non funziona neanche per alimentare l'autostima, ci vuole ben altro. Non sono gli altri ad aumentare la stima che abbiamo in noi stessi, il prestigio che può venire dal riconoscimento di persone che spesso siamo noi a non stimare più di tanto non aggiunge quasi niente. Alla fine, mi dà molta più soddisfazione impegnarmi in qualcosa che faccio per me stessa che non per il consenso e la stima degli altri. Preferisco spendere le mie energie nello studio che mi fa bene allo spirito, o in un po' di attività fisica piacevole che mi fa bene al corpo. E l'impegno con gli altri preferisco averlo per le cose in cui credo, piuttosto che in attività che alla fine sono solo di facciata.
Spero di riuscire a mantenere un po' di sano distacco anche in altre cose, adesso che si torna alla vita di sempre. Soprattutto nei confronti del lavoro, che è la parte peggiore della mia vita attuale.
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categoria : riflessioni, vacanze